MESSINA e la SUA STORIA
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Questa è la storia della città, straordinaria, bella, più e quanto una favola. L'incanto, l'orgoglio, la voglia di vivere di Messina è un patrimonio spirituale, artistico, culturale ricco e fecondo. Queste pagine sono dedicate ai nostri giovani, che sappiano cogliere, difendere questo spirito, contro coloro che si permisero, si permettono o si permetteranno di infangare e deridere la nostra gloriosa città.

La storia di Messina e' quella di una grande città marinara che, favorita dalla posizione geografica, domina la via obbligata per le comunicazioni e gli scambi con l'Oriente. Le sue origini sono antichissime: fondata intorno al 730 a.c. prenderà il nome di Zancle dal greco "falce" prendendo spunto dalla forma a falce del suo porto naturale, successivamente fu chiamata Messana da Anaxilas (tiranno di Reggio) ed infine prese il suo nome moderno di Messina. Non e' possibile stabilire quale fosse il primo sito abitato della città in epoca preistorica, in quanto mancano valide testimonianze e gli storici hanno in proposito convinzioni contrastanti. Sembra in ogni caso che alcuni insediamenti umani esistessero sia nella penisoletta falcata come nella terraferma. Indirette ma chiare testimonianze ci pervengono dalle isole Eolie, essendo stato accertato che la facies culturale che si afferma in epoca preistorica nelle Eolie e' strettamente connessa con quella della Sicilia Orientale. I ritrovamenti dell'età preistorica, oggi custoditi nel Museo archeologico Eoliano di Lipari, risalgono al periodo neolitico, alla fine del IV millennio a.c., e sono costituiti principalmente da ceramiche monocrome rosse del cosiddetto stile di Diana. Per molti secoli, nella città si succedettero le varie genti dell'Ellade e, poi, mamertini, romani, bizantini, arabi, normanni, svevi, aragonesi, spagnoli, borbonici. Cicerone, venuto ad inquisire sulle malefatte di Verre, l'aveva qualificata "civitas maxima et locupletissima". Importanti furono i suoi edifici in epoca greca e romana e numerosi i templi, fra cui quello di Nettuno nel luogo dove oggi sorge la chiesa dei Catalani, che ne avrebbe anche conglobato gli avanzi, quello di Ercole Manticlo nella zona che poi divenne delle "Quattro Fontane", quello di Igea ed Esculapio nei pressi dell'attuale Duomo, quello di Apollo sulla riva del torrente Portalegni, quello di Venere nell'area dell'attuale chiesa di S. Caterina Valverde. Non mancava un Teatro probabilmente sino nell'area dell'attuale piazza Basicò.
Si ritiene pertanto che il suo territorio sia stato abitato dai Siculi prima di essere occupato dai Greci; anche se nessuno storico ne ha fatto cenno. Tucidide indica Zancle come colonia di Calcidesi e di Cumani; Strabone sostiene che l’abbiano fondata i calcidesi di Naxos in Sicilia, perciò dopo il 735 a.C., anno della fondazione di questa città.
Gli abitanti di Zancle fondano successivamente, verso la fine del VII secolo a.C. Mylae e Himera sulla costa settentrionale della Sicilia. Dopo la caduta di Mileto (494 a.C.), I Milesii superstiti, uniti a numerosi Samii, vengono in Sicilia, chiamati degli Zanclei a colonizzare la bella spiaggia (Kalacte) fra Mylae e Himera, ma, sbarcati nell’isola, s’impadroniscono a tradimento della città di Zancle. Qualche anno dopo, verso il 475 a.C., Anassila, tiranno di Reggio, si impadronisce a sua volta di Zancle, togliendola ai Samii dandole il nuovo nome di Messene cioè il nome della patria dei suoi antenati, cambiato in seguito in Messana.
Nel 461 a.C. gli abitanti dl Messana riescono a cacciare il tiranno e governarsi in modo autonomo. Nel 426 a.C. Laches, giunto in Sicilia al comando di una flotta ateniese, conquista Mylae e costringe Messana ad allearsi con Atene; ma non passa un anno che Messana stringe alleanza con Siracusa. Nel 415 a.C. quando Atene intraprende la prima spedizione in Sicilia contro Siracusa, Messana allora floridissima si mantiene neutrale, e gli Ateniesi tentano inutilmente di prenderla. In rispetto degli accordi stretti con Siracusa, che conduce una guerra contro i Cartaginesi, nel 409 a.C. accoglie i fuggitivi d’Imera, e manda aiuti ad Acragas, assediata dai Cartaginesi. Ma nel 396 a.C. sbarca sulla costa occidentale della Sicilia Imilcone, a capo di un esercito cartaginese, che conduce da Panormus lungo il litorale tirrenico fino a Messana, che conquista e distrugge sino alle fondamenta.
Fatta riedificare da Dionisio, tiranno di Siracusa, Messana torna a nuova vita, ripopolata dai fuggiaschi sopravvissuti, e in breve tempo la nuova città ridiviene fiorente come quella antica.
Dopo la morte di Dionisio, gode di un periodo d’indipendenza, salvo esserne privata, ma soltanto per un anno, da Agatocle, che riafferma sulla città l’egemonia di Siracusa. Questi chiama in Sicilia mercenari dalla Campania chiamati Mamertini, ovvero figli di Marte dio della guerra, i quali, morto Agatocle, prendono Messana e vi si insediano (forse nel 282 a.C.). I Mamertini acquisiscono grande potenza in Sicilia, ma si trovano a lottare a lungo contro Pirro, re dell’Epiro (278) e poi contro Gerone II, tiranno di Siracusa (271), il quale pur sconfiggendo i Mamertini non riesce a riconquistare Messana.
Nel tentativo di affermare con sicurezza il loro potere sul territorio, i Mamertini stringono alleanza con i Romani,che hanno così l’occasione di intervenire in Sicilia (264) condotti da Appio Claudio (264). Durante la prima guerra Punica contro i Cartaginesi, i Romani fanno di Messana una stazione strategica e una volta terminata vittoriosamente la guerra concedono alla città il titolo di foederata civitas.
Nelle Verrine Cicerone ricorda Messana come civitas maxima et completissima per la sua posizione geografica, per il suo porto e i suoi edifici.
Nel corso della guerra civile del 48 a.C. l’armata di Giulio Cesare è assalita ed incendiata nelle acque di Messana da quella di Sesto Pompeo (recenti ritrovamenti archeologici dei resti di una nave incendiata testimoniano lo scontro). Nel 36, Sesto Pompeo stabilisce a Messana il suo quartiere generale nella guerra contro Ottaviano, e a causa di ciò Messana è punita perdendo i privilegi di città confederata, e si riduce ad essere soltanto un municipio romano. Ciò nonostante la città continua ad essere una città florida e prosperosa a quanto ci dice Strabone.
Secondo una leggenda l’apostolo Paolo di Tarso, durante il suo viaggio verso Roma, converte al Cristianesimo gli abitanti di Messina, i quali inviano un’ambasceria in Oriente per rendere omaggio alla Vergine, che ricambia con una Lettera di ringraziamento. Da questo episodio nasce il culto per "la Madonna della Lettera" ancora oggi praticato a Messina.
Dopo la caduta dell’Impero Romano e l’invasione dei barbari di Genserico, re dei Vandali (468 d.c.), e di Odoacre, re dei Goti (476), liberata Messina e la Sicilia dai Goti dal generale bizantino Belisario, mandatovi da Giustiniano, passa sotto il dominio degli imperatori Romani di Bisanzio, che la governeranno fino all’831.
Nel 407 d.C. l'Imperatore bizantino Arcadio, le dava per stemma, in sostituzione dell'antica insegna con le tre torri, il suo purpureo manto imperiale traversato dalla croce d'oro e la istituiva protometropoli della magna Grecia e della Sicilia. S'inizia la serie di grandi privilegi, che dovranno fare nei secoli futuri la potenza e l'orgoglio della città del Faro, i privilegi che essa, mettendo a profitto la sua posizione chiave, conseguirà o strapperà alle varie dinastie regnanti e difenderà con tutti i mezzi fino all'impresa disperata della rivoluzione antispagnola (1674-78), privilegi che, dopo essere stati ragione della sua grandezza, saranno motivo della sua rovina.
Nel periodo bizantino, non si edificò molto; i cristiani si limitarono a costruire qualche chiesa poiché il fabbisogno di edifici sacri fu coperto dalla trasformazione dei templi pagani e forse con la costruzione della chiesa, che con l'andar del tempo divenne l'attuale Duomo.
Nell'anno 831 avviene la definitiva occupazione Araba. Durante la dominazione araba, la città venne fornita di opere di fortificazione per proteggerla dal pericolo delle invasioni mentre alcuni templi pagani, già divenuti cristiani, furono trasformati in moschee, come probabilmente avvenne per la chiesa del Catalani.
Nel 1060 il Gran Conte Ruggero il Normanno inizia da Messina il suo cammino di liberazione della Sicilia, dal dominio saraceno, restituendola alla cristianità. A partire dal 1081 si inizia la costruzione delle fortificazioni di Messina; si erige il monastero di S. Salvatore dei Greci e l’Annunziata dei Catalani.
I Crociati, che nel 1099 hanno liberato Gerusalemme, ne fanno una delle loro basi verso la Terra Santa. E' di questo periodo (1129) il famoso editto di Ruggiero II. Con esso Messina ha il titolo di "caput regni", il Consolato del Mare, a cui vanno deferite tutte le controversie inerenti il commercio e la navigazione, la Zecca del regno, franchigie, esenzioni, diritti, immunità. La sua zecca batte moneta per tutto il regno con l'orgoglioso motto M.N.S.C. "Messina Nobile Siciliae Caput", i successivi re normanni e svevi concederanno altri privilegi, gli aragonesi, soprattutto, li confermeranno e li amplieranno.
Re Ruggero nel 1134 ingrandisce il monastero del S. Salvatore e gli dona la penisola di S. Raineri. Anche la città si sviluppa e si arricchisce grazie ai rinnovati traffici conseguenti il movimento delle crociate. Viene ultimata la costruzione del Duomo (1159); quella della chiesa di S. Maria della Valle o Badiazza (1167); la chiesa della SS. Annunziata dei Catalani; quella di S. Maria in Mili S. Pietro; e ancora nello stesso sec. XII, viene costruita la chiesa di S. Maria Alemanna. La chiesa di S. Francesco d'Assisi, detta anche dell'Immacolata, viene costruita nel 1254 e, come le precedenti, attraverso i secoli subisce notevoli modifiche. I normanni allargarono inoltre la cinta muraria fortificata, dando alla città la possibilità di una buona espansione e nei pressi dell'attuale Dogana eressero un palazzo con sei torri, il futuro Palazzo Reale.
Messina appoggia Enrico VI di Svevia e ne ottiene privilegi, così pure nel periodo della reggenza. Federico II di Svevia al contrario ne limita l’autonomia. Morto Federico II, la Sicilia attraversa un periodo di interregno. Manfredi aspira alla successione. Messina si rivolta contro Pietro Ruffo di Calabria che vuole creare uno stato siciliano indipendente e proclama l’autonomia del comune.
Nel 1266 Messina passa sotto le bandiere degli Angioini, salvo rivoltarsi loro contro quando scoppia la Guerra del Vespro che viene ricordato anche come la Guerra dei Novant’anni (1282-1372). La città si rivolta contro il potere centrale, resistendo alle truppe di Carlo d'Angiò, che si ferma sotto le mura della città arroccata. Pietro III d’Aragona, chiamato in aiuto dai siciliani, occupa Messina, dove è accolto come un liberatore (1282). Messina proclama il comune libero.
Messina durante la guerra del Vespro, con la sua eroica resistenza all'assedio di Carlo d'Angiò, rese possibile la liberazione dell'Isola e consentì a Pietro D'Aragona di cingere la corona di Sicilia. Messina e' l'emporio mercantile e la chiave militare e navale dell'Isola e con la sanzione di Alfonso il Magnanimo, nella prima meta' del Quattrocento, tutti i privilegi ricevono la loro consacrazione definitiva. In questo periodo la città è all'apogeo della sua potenza. Quando la Sicilia cessa di essere un regno indipendente la corona spagnola trova Messina dotata di un complesso di statuti speciali che ne fanno una città semi-sovrana, una specie di repubblica oligarchica che ricorda Genova e Venezia. Il suo Senato siede come un consesso autonomo. I bastioni costruiti a difesa della città sono presidiati dalle milizie cittadine, col suo contro-privilegio Messina può paralizzare i decreti del vicerè che attentino ai suoi statuti.
Nel 1342 Messina è minacciata dal mare dal re Roberto d’Angiò. La città si rivolta contro il potere centrale e proclama, per la terza volta nella sua storia, il comune libero, sotto la difesa degli angioini, che riescono a tornare al potere. La regina Giovanna conferma alla città i suoi privilegi pur di ottenere la fedeltà alla corona angioina.
Tra il 1377 fino al 1392 scoppia in Sicilia una guerra civile per la detenzione del potere da parte dei baroni (Governo dei Quattro Vicari) in nome della quindicenne Maria d’Aragona figlia del deceduto re Federico IV. Messina invoca la protezione di Martino d’Aragona, detto il Giovane che, nel 1392, con le sue truppe aragonesi, sbarca in Sicilia, ma la vittoria di Martino è politica, poiché sposa Maria e le lotte intestine si placano. Per la sua fedeltà Messina ottiene, sotto gli Aragonesi, nuovi privilegi e diviene commercialmente opulenta.
Sono anni, quelli che seguono di grande importanza per la storia culturale e civile della città: si apre una scuola d’insegnamento della lingua greca, diretta dall’umanista Costantino Lascaris (1421); nasce Antonello da Messina (1430). Nel 1540 si apre l’Università. Nel corso del secolo XVI in città operano Polidoro da Caravaggio, Jacopo del Duca, Montorsoli (che scolpisce la fontana dell’Orione e del Nettuno, costruisce la lanterna a San Raineri), Andrea Calamech (che erige la statua a Don Giovanni d’Austria dopo che l’anno precedente, il 1571, nel porto di Messina ha vi ha sostato con la sua flotta vincitrice della battaglia di Lepanto) oltre ad occuparsi della progettazione e costruzione della Chiesa di S. Gregorio (1542) alle cui finestre lavorò successivamente nel 1602 modificandole Filippo Juvara (Chiesa andata poi distrutta nel terremoto del 1908).
Messina dopo l'impresa di Tunisi (1535), accoglie l'Imperatore Carlo V con onori trionfali. La città e', col baluardo avanzato Malta, la principale base strategica nel centro del Mediterraneo contro l'espansione ottomana e la pirateria barbaresca. Lo svantaggio arrecato ai suoi traffici dalla scoperta dell'America che ha deviato la navigazione del Mediterraneo all'Atlantico, sarà in parte compensato dal grande sviluppo dell'industria serica e dal porto franco.
Sin dall’inizio del secolo l’imperatore Carlo V decide di realizzare a Messina di un sistema di fortificazioni. Ferramolìno da Bergamo e il matematico Francesco Maurolico vengono incaricati di progettare e realizzare una nuova cinta muraria difensiva intorno alla città (1537). Viene demolito il monastero del S. Salvatore e sull’area di risulta è eretto il forte del S. Salvatore (1546). Si procede al riassestamento urbanistico di Messina.
Dal porto di Messina nel 1571, salpa l'armata della Cristianità, al comando di Don Giovanni d'Austria, verso la gloriosa meta di Lepanto, e a Messina torna la flotta, coi trofei e il bottino della grande vittoria. Andrea Calamech, scultore ed architetto fiorentino che operò a Messina alla fine del secolo XVI, documenta l'evento con la geniale e raffinata statua bronzea del comandante della lega della Cristianità, che ancor oggi si ammira nella piazza Catalani, posta sul suo alto piedistallo con le quattro grandi targhe bronzee abilmente e sapientemente istoriate a rilievo. Dalla ricchezza e dal benessere fiorisce il gusto delle arti, l'aspirazione alla magnificenza. La cultura ebbe un magnifico sviluppo. La scuola di greco fu frequentata da studiosi di tutta Italia, fra cui il celebre Pietro Bembo. L'attività letteraria, che aveva avuto come massimi esponenti nel periodo di fioritura del volgare siciliano, Guido e Oddo delle Colonne, ebbe rappresentanti di vaglia in Tommaso Caloria e nella poetessa Nina, detta da Messina. L'arte ebbe rappresentanti insigni come Antonello degli Antoni, detto Antonello da Messina, che introdusse in Italia la pittura ad olio e fondò una scuola pittorica che si allinea adeguatamente fra quelle italiane. Messina in quel periodo raggiunse il massimo del suo splendore e si ornò di magnifici palazzi e monumenti dei quali rimangono tuttora insigni vestigia come il portale sud-est del Duomo, eseguito da Rinaldo Bonanno, scultore e architetto messinese, ma ideata da Polidoro Caldara da Caravaggio, allievo di Raffaello col quale lavorò nelle Logge Vaticane, la tribuna della Chiesa di S. Giovanni di Malta di Jacopo del Duca, discepolo del Buonarroti, la chiesa di S. Tommaso Vecchio, la fontana di Orione e la fontana del Nettuno, entrambe di Giovanni Angelo Montorsoli, il restauratore del "Laocoonte", l'allievo di Michelangelo, con cui lavorò nella Sagrestia Nuova di S. Lorenzo in Firenze. Molti altri ben noti artisti lavorarono ancora a Messina: Girolamo Alibrandi detto il Raffaello da Messina perché collaboratore a Roma del grande Cinquecentista, Antonello Gagini, Colyn de Coter ed Enrì De Bles, fiamminghi, per fare alcuni nomi della lunga schiera di artisti che furono attratti dallo splendore della città. Viene poi demolita la muraglia turrita che divide la città dal mare ed al suo posto sorge il fastoso Teatro Marittimo, che per oltre un miglio, con la scenografia dei suoi edifici e le diciotto porte monumentali segue la curva del porto. La città si veste di paludamenti regali e la Corona Spagnola le conferisce i titoli di nobile, fedelissima, esemplare. All'inizio del '600 ospita il Caravaggio che dipinge, in città, la Resurrezione di Lazzaro e L’adorazione dei pastori (1620). L'olandese Van Houbracken, allievo del Rubens. Nel 1608 viene eretto, su disegno di P, Natale Masuccio, il Collegio dei PP. Gesuiti che è il prototipo dei Collegi della compagnia di Gesù e di cui ci rimane il portale, oggi murato nel cortile dell'Università degli Studi. Il viceré Emanuele Filiberto di Savoia fa costruire nel 1622 dal messinese Simone Gullì la prima Palazzata. Viene pure costruita la chiesa della Madonna del buon Viaggio, di stile barocco, tuttora esistente nel viale della Libertà e la chiesa di S. Maria della Grotta eretta nel 1639 sugli avanzi del Tempio di Diana, dell'arch. Simone Gulli per ordine di Emanuele Filiberto di Savoia, vicerè di Sicilia. Messina, in questo periodo, è fra le più popolose città d'Europa. Dopo fiera contesa con Catania, ottiene la istituzione dell'Università, che subito richiama maestri di grido. Chiede e ottiene anche l’istituzione di un ordine militare cavalleresco, simile a quello di Malta, quello dei Cavalieri della Stella. Ottiene che i viceré spagnoli, per metà del triennio della loro carica risiedano con tutta la Corte nella regia di Messina, costruita dai Normanni, e che la città restaura sontuosamente nella prima meta' del '600.
Tra il 1662 e il '65 opera a Messina il modenese frate teatino Guarino Guarini che progetta la chiesa della SS. Annunziata, la Casa dei Teatini con la chiesa di S. Filippo Neri e la chiesa dei Padri Samaschi in cui compare il tipo della cupola aperta ad archi intrecciati che diventerà uno dei motivi predominanti di questo grande artefice del barocco italiano. Purtroppo le sue opere crollano sotto i colpi del tremendo terremoto del 1908, come tante altre costruite in questo sec. XVII anche se di alcune di esse rimangono ancora tangibili testimonianze come la Chiesa della Pietà, della fine del sec. XVII, sull'area dell'antico Oratorio di S. Basilio, il Monte di Pietà, preziosissima opera barocca del già citato messinese P. Natale Masuccio che è collegata alla precedente chiesa mediante un ampio loggiato. Esso conduce alle eleganti rampe costruite nel 1741 da A. Basile e P. Campolo. Quest'ultimo disegnò pure la Statua dell'Abbondanza, realizzata da Ignazio Buceti, che orna il primo ripiano della rampa. Altre testimonianze sono: le Quattro Fontane, disegnate dall'architetto romano Pietro Calcagni, la chiesa di S. Elia, il cui portale è l'unico pezzo sopravvissuto e ancora visibile nella ricostruita chiesa, la Fonte Gennaro, probabile opera di Rinaldo Bonanno, dedicata dal Senato messinese al re Filippo III, la chiesa di Montevergine il cui portale, come oggi lo vediamo in via XXIV Maggio, è opera rifatta dagli architetti Nicola ed Antonino Maffei, nella seconda metà del sec. XVII. Sono tutte opere queste che testimoniano il prestigio e la grandezza di un popolo evoluto, colto, raffinato ed attivo. All’inizio del secolo XVII Messina conta 120.000 abitanti.
Ma Messina non è ancora soddisfatta. Ambisce a diventare unica capitale del regno. Palermo insorge, e s'inizia la lotta che purtroppo avrà per Messina un tragico epilogo. Verso la metà del Seicento Messina, in compenso della sua fedeltà alla Corona durante la sollevazione napoletana di Masaniello, ottiene l'ultimo suo privilegio, quello del monopolio dell'esportazione della seta, non soltanto dalla Sicilia Orientale, ma da tutta l'Isola. Ora contro Messina si scatena la reazione di Palermo e della Sicilia intera la quale non intende più sottostare all'egemonia economica di tutta una città che a forza di privilegi assorbe o intende assorbire tutte le risorse e le attività dell'isola. D'altra parte la Corona si avvede che è andata troppo avanti nelle concessioni. La posizione strategica di Messina che fino a ieri è stata un vantaggio finché la città si e' mantenuta fedele, può diventare una grave minaccia. Da una forma di autonomia così accentuata alla indipendenza, il passo è breve. La Francia in perpetua lotta con la Spagna, va creando una potente marina militare, con la quale tende a strappare alla Spagna l'egemonia del Mediterraneo.
S'inizia una politica nuova del governo madrileno verso Messina, e questa politica mira a togliere alla città i suoi privilegi e ad assoggettarla alla comune obbedienza.
Messina nella esasperata difesa dei suoi privilegi insorge e nel 1674 scaccia con le armi la guarnigione spagnola rinnovando, assediata, le epiche gesta della guerra del Vespro. ma sola non può reggere allo sforzo di un impero. Chiede e ottiene l'aiuto della Francia e per quatto anni resiste, fra patimenti inauditi. Poi, nel 1678, con la pace di Nimega, Luigi XIV, abbandona con freddo egoismo la città alla Spagna. Quasi tutta la nobiltà che ha valorosamente combattuto, il fior fiore della gente messinese, ha appena il tempo di imbarcarsi sulla flotta francese per disperdersi sulle vie dell'esilio. Gli spagnoli, entrando trovano un cupo deserto. Madrid decreta la morte civile della città colpevole di lesa maestà; tutti i privilegi e le istituzioni che ne avevano fatto l'orgoglio e la stessa Università sono abolite e sull'area del distrutto Palazzo Senatorio, viene sparso il sale. Questo crollo immane di cui si sentì l'eco in tutta l'Europa, segna la fine di un sogno smisurato di potenza. In conseguenza, nel 1679, viene costruita la Cittadella, formidabile fortezza militare ritenuta inespugnabile, voluta dagli spagnoli per imporre un baluardo sicuro contro i nemici esterni ed interni della città. Ne fu architetto il tedesco Carlo Nuremberg che la costruì sopra le rovine di un intero quartiere ricco di palazzi e di sontuose chiese. Una delle porte barocche della Cittadella Porta Grazia, è stata ricomposta nella piazza Casa Pia. La rivolta antispagnola del 1674-1678, l’esilio di 20.000 messinesi, porteranno la popolazione a 11.000 abitanti.
Quindi Messina dovrà ora affidare le sue sorti alle naturali risorse e la crisi che la travaglia costringe uomini capaci, ingegni elevati a uscire dalla città per trovare lavoro altrove; fra costoro l'architetto, incisore e scenografo, Filippo Juvarra che dopo essersi recato a Roma, nel 1714 seguendo Vittorio Amedeo II di Savoia come suo primo architetto, passò a Torino dove costruì i suoi capolavori. Morì a Madrid dopo aver progettato il Palazzo Reale della città e quello di Lisbona. Messina conserva, nel Museo Regionale, alcune sue stampe, incisioni, il disegno dello stemma civico e, nel Tesoro del Duomo, sei candelabri in argento sbalzato e cesellato.
Nel 1702 la concessione dell’indulto e il rimpatrio di parte degli esiliati permettono di ripopolare la città e dal 1734 la Sicilia è sotto il dominio dei Borboni.
Ma il destino sembra ormai accanirsi con spietata crudeltà sulla sventura. Nel 1743 una spaventosa pestilenza che miete 50.000 vittime sui circa 60.000 abitanti. Quarant'anni dopo, nel 1783, una serie di rovinosi terremoti scardinano le mura secolari, distruggono o danneggiano, irreparabilmente gran parte degli edifici più antichi ed illustri, tra cui la splendida Palazzata a Mare, costruita nel 1622 su progetto di Simone Gulli, reputata l'ottava meraviglia del mondo e il Palazzo Reale eretto, quasi all'altezza dell'attuale Dogana, dai Normanni attorno al 1100 e al quale e' legata gran parte della storia della città, avendo albergato re, regine, imperatori, ed essendo stato al centro e baluardo della rivoluzione del 1674-78. dalla distruzione si salva miracolosamente il settecentesco Palazzo Capalai la cui sobria architettura ammiriamo ancor oggi, in via S. Giacomo, la stupenda stele marmorea, barocca, di Giuseppe Buceti, sormontata dalla Statua dell'Immacolata posta al centro della Piazza omonima e la settecentesca fonte del Brugnani abbandonata dentro il recinto della Fiera Campionaria Internazionale, il Palazzo Grano crollato però sotto i colpi del terremoto del '908, ecc.
La città ha, però inestinguibili energie ed anche beneficia, dal governo borbonico, di provvidenze larghe ed immediate. Un editto di Ferdinando IV, nel settembre del 1784, restituisce alla "Nobile e Fedele città di Messina", il privilegio del Porto Franco, con l'’esenzione, inoltre dei dazi regi sui generi commestibili e potabili e sul fronte culturale è istituito il museo civico peloritano (1806). Sulle rovine del famoso Teatro Marittimo si intraprendono la costruzione della seconda Palazzata ad opera dell’abate Giovanni Minutoli non meno grandiosa della precedente, rialza il nobile e solenne fronte della città sul Porto, che vede rifiorire i suoi traffici. I lavori di fortificazione con l’inizio e completamento della nuova cinta borbonica. Dall'architetto Carlo Falconieri, nel 1842, in occasione delle feste secolari della Madonna della Lettera, fu costruita, nella Piazza Ottagona, la Fontana Falconieri, ora trasferita nell'attuale Piazza Basicò. Nello stesso anno si iniziarono i lavori del Teatro Elisabetta ora Teatro Vittorio Emanuele II, il primo teatro in Sicilia progettato e costruito con criteri moderni dall'architetto Pietro Valenti. Il gruppo marmoreo che sovrasta la sua facciata, rappresentante "Il Tempo che scopre la verità", è opera di Saro Zagari, autore anche del monumento al re Carlo III di Borbone oggi collocato nella villetta antistante il Palazzo della Camera di Commercio. Dello stesso periodo sono la Statua bronzea del re Ferdinando II di Borbone sul Corso Garibaldi, di Pietro Terenani e quella marmorea simboleggiante "Messina", già nel Palazzo Senatorio e oggi sistemata nel largo Minutoli, di Giuseppe Prinzi, messinese.
Messina e il suo porto fungono da postazione avanzata della reazione anglo-borbonica contro i napoletani di Murat. Nel 1820 Messina aderisce al movimento d’insurrezione creatosi a Napoli e finché non vedrà i Borboni lasciare definitivamente la città, continua a combattere. Il 1848 segna una parentesi di sangue e di fuoco. Messina, che il primo settembre 1847 ha alzato per prima il vessillo della insurrezione, furiosamente bombardata, rinnova, nell'assedio, le gesta del mai sopito eroismo e cade, presa d'assalto combattendo strada per strada. Nuovi suoi figli, tra i migliori, lasciano la città, ma da profughi preparano la riscossa finale. Tra essi il più prestigioso è Giuseppe La Farina, fondatore della "Società Nazionale".
Per l’occasione la flotta borbonica bombarda Messina e con uno sbarco a sud della città riprende Messina ai rivoltosi e la mette a ferro e fuoco. Solo con la campagna dei Mille (1860) e con Garibaldi che entra in città il 27 luglio 1860 alla testa dei suoi "picciotti" Messina è liberata dalla tirannide. La Cittadella resiste in mano ai Borboni fino al 12 marzo 1861, quando cade ad opera del generale Cialdini e viene smantellata a furia di popolo.
Con il suo primo piano regolatore, divenuto esecutivo nel 1869, si prevede una espansione dell'abitato verso Sud. Nel 1872 proprio a Sud, su progetto di Leone Savoia è inaugurato il cimitero monumentale con la traslazione da Torino della salma di Giuseppe La Farina.
La creazione del porto franco nel 1880 e l’istituzione del servizio dei ferry-boats i traffici sullo stretto sostengono una economia di tutto rispetto, favorendo la ripresa civile economica della città.
Le statistiche del 1887 segnano il culmine di questa ripresa, fanno di Messina, il terzo porto d'Italia per movimento navi, il quarto per tonnellaggio di merci. La prosperità è larga e diffusa. Messina è tornata ad essere l'emporio della Sicilia e della Calabria, il suo ceto commerciale, attivo ed intraprendente, ha relazioni di scambi con tutti i paesi del mondo e sorge una Compagnia di Armamento, la "Sicula-Americana" che nei primi del '900 lancia i suoi transatlantici verso il Nord America. nel campo delle costruzioni, nel 1872, su progetto dell'architetto Leone Savoja, viene ultimato il Cimitero Monumentale che è tra i più belli e maestosi d'Europa. Qui, nella ricca e classica magnificenza dei portici del Pantheon riposano numerosi benemeriti cittadini tra i quali Giuseppe La Farina, Giuseppe Natoli, Felice Bisazza. Nel 1896, lo scultore Salvatore Buemi immortala l'eroico sacrificio del messinese tenente Ainis, caduto nella battaglia di Adua, con il significativo monumento bronzeo ai Caduti della Batteria Masotto posto sull'orlo portuale dirimpetto al torrione del S. Salvatore. Su questo sorge la colonna sormontata dalla statua della Madonna del Porto, che è il simbolo della città. opera in bronzo dorato di Tore Calabrò, inaugurata nel 1934 dal pontefice Pio XI.
Nella notte del 28 dicembre 1908 si abbatte su Messina il più grande cataclisma della sua storia. 60.000 sono le vittime su 111.000 abitanti. La città è al novanta per cento ridotta in macerie. Solo due fabbriche su diecimila rimangono intatte, 800 risultano ai primi rilievi danneggiate; tutte le altre sono state distrutte. L’economia è in ginocchio, e nei primi mesi del 1909 a Messina non rimangono che 5.000 abitanti. Gran parte dei superstiti la lasciano con i suoi morti per stabilirsi altrove. Fino a un momento prima essa, nonostante tutto, conservava l'aspetto di una città nobile ed antica, medievale e barocca, con larghe aggiunte di un ottocento neoclassico. Ma sotto quel volto vi era la secolare compagine edilizia, già sconquassata e fortemente provata dai terremoti del 1783 e dai successivi movimenti sismici. E' il caso di osservare che il sistema da sempre usato a Messina per le costruzioni è quello, tanto deprecato, della muratura a secco, di pietrame e di ciotoloni, cioè l'"opus incertum", è tra il materiale più adoperato, la pietra calcare di Melilli, di Tremonti, di Bauso, il marmo di Trapani, di Reggio, di Novara Sicilia, di S. Marco d'Alunzio, ecc.
Lo stato interviene prima con i soccorsi poi con le leggi per la ricostruzione, stanziando le prime somme. Con la delibera del Consiglio comunale per la redazione di un piano regolatore, redatto dall’Ing. Luigi Borzì e approvato con R.D. 3 1-12-1911, Messina può iniziare la sua ricostruzione.
La città viene ricostruita con un nuovo materiale, il cemento armato, e con nuovi sistemi antisismici, che rendono le abitazioni sicure da ogni sorpresa dei terremoti. Sulla planimetria della vecchia città distrutta viene sovrapposto il nuovo piano regolatore caratterizzato da grandi e larghe strade parallele, ma, purtroppo, con poco rispetto di tutto l'insieme di palazzi, di chiese, di monumenti che testimoniano una storia lunga e gloriosa, e di cui rimanevano ancora ruderi illustri, per la maggior parte inconsciamente e inesorabilmente abbattuti. Però, in questa prima fase, il cemento armato viene usato come puro accorgimento tecnico e ciò a causa di una esigenza semplicemente ornamentale derivante da quell'eclettismo stilistico che domina l'architettura italiana e straniera nei primi trent'anni del secolo. Perciò esso fu ricoperto da altri materiali più duttili e sovente si arricchì di decorazioni fatte di impasti di cemento e polvere di marmo e tinteggiature imitanti pietre e marmi e le facciate delle costruzioni assunsero aspetti dai mille stili, dal moresco al liberty, pur rimanendo entro rigorosi limiti di altezza e di sporgenze.
Sono di questo periodo numerose opere pubbliche: Il Palazzo di Giustizia, neoclassico, dell'architetto Marcello Piacentini, con sul fastigio la "quadriglia" di bronzo e alluminio dello scultore Ercole Drei e sopra il portale del vestibolo la statua bronzea della "Giustizia" di Arturo Dazzi, lo scultore del fregio dell'Altare della Patria a Roma. Il Palazzo dell'Università degli Studi, progettato dall'architetto Botto con un neoclassicismo arricchito da decorazioni di stile liberty; esso, terminato nel 1920, s'ingrandì successivamente, nel dopoguerra, per le aggiunte operate dall'architetto Francesco Basile. Il Palazzo della Prefettura, di gusto post-floreale, però disunito da elementi rinascimentali, costruito, pure nel 1920, su progetto dell'architetto C. Bazzani, accademico d'Italia e progettista pure della Chiesa di S. Caterina Valverde. Il Palazzo Municipale, realizzato nel 1924 su disegno dell'architetto palermitano Antonio Zanca; il busto bronzeo di Antonello da Messina che domina la grande scala del vestibolo è opera del messinese Antonio Bonfiglio che assieme al Sutera eseguì pure le sculture del fastigio. Il Palazzo della Provincia costruito, nel 1914, dall'architetto Alessandro Giunta sull'area dell'antica chiesa di S. Agostino della quale sono ancora visibili, nell'atrio, modesti avanzi. Il Museo Regionale, che istituito come Museo Civico nel 1806 viene sistemato nel 1911 nella Filanda Mellinghoff, nell'area del S. Salvatore dei Greci, cioè in una sede provvisoria e inadeguata che vergognosamente rimane tale ancor oggi. Il Monumento ai Caduti della Grande Guerra con l'arengario di G. Nicolini, posto in Piazza Municipio. La Chiesa di S. Giuliano dal fantasioso stile moresco costruita, nel 1927, dal Sac. ing. Carmelo Umberto Angiolini, autore pure della Chiesa di S. Pietro e Paolo e della Chiesa di S. Luca, di gusto romanico oltre che della Chiesa di S. Francesco di Paola che echeggia ancora del gusto orientale. Pure nel 1927, sull'area dell'antica chiesa distrutta dal terremoto del '908, viene costruita la chiesa dell'Annunziata dei Teatini progettata dall'ing. Francesco Barbaro in stile neoclassico. Il Santuario di Cristo Re, dalla sobria linea barocca, voluto dall'Arcivescovo Angelo Paino e costruito, nel 1937, dall'ing. Francesco Barbaro; esso sorge sull'area dell'antico costello di Matagrifone, o Roccaguelfonia, del quale rimane ancora la torre ottagonale che nel 1284 fu prigione di Carlo II d'Angiò detto lo Zoppo e sul cui terrazzo poggia una campana che è tra le più grandi d'Italia. Venne ancora ricostruito, sull'area dell'antica costruzione del 1295, il Santuario della Madonna di Montalto. Nell'arco di questi anni vengono costruiti inoltre il Palazzo della Dogana di G. Lo Cascio, il Palazzo delle Poste di V. Mariani, la Chiesa dello Spirito Santo ricostruita sull'antica planimetria del XIII secolo, l'Intendenza di Finanza di M. Cannizzaro, la Banca d'Italia di Cobolli Gigli, la Banca Commerciale Italiana di P. Interdonato, il Palazzo della Camera di Commercio di Camillo Puglisi-Allegra, che costruì pure la Galleria Vittorio Emanuele III, con volta in ferro e vetro, il Palazzo della Cassa di Risparmio Vitt. Emanuele di Basile e Mallandrino, il Palazzo Arcivescovile di Fleres, la Chiesa del Carmine di Cesare Bazzani, il Santuario di Maria SS di Pompei di Filippo Rovigo, la Chiesa di S. Antonio di Padova di Letterio Savoia, la Capitaneria di Porto, il Palazzo dell'INA, quello dell'INAIL, dell'INPS, il Banco di Sicilia di V. Vinci, il Palazzo della Libertà (già Littorio) di Viola e Samonà, e nel 1939, la Stazione Ferroviaria, opera razionale dell'architetto Mazzoni. Con un prodigioso sforzo, dunque, Messina ancora una volta risorge.
Ma dopo pochi decenni, durante la seconda guerra mondiale, nel 1943, martellata per sei mesi da furiosi bombardamenti aerei, pare riassumere la tragica fisionomia del 1908. La città e' pressoché rasa al suolo, oltre tremila bombe la colpiscono. La medaglia d'oro al valore militare conferitale dal Capo dello Stato, che oggi orna il suo gonfalone ricorda queste storiche giornate. Oggi Messina tende a cicatrizzare le sue ferite, ma questa volta faticosamente e con poco entusiasmo. Le nuove costruzioni vengono fatte col sistema Hennebique e manifestano chiaramente intenti funzionali. Il cemento armato si arricchisce dei materiali più progrediti. Sorgono la Chiesa della Sacra Famiglia progettata dagli architetti Giuseppe e Roberto Spina, la Cappella di S. Tommaso dell'Istituto Internazionale di Teologia, progettata dal messinese Filippo Rovigo e completata nell’interno dal palermitano Gorgone, la Chiesa di S. Maria Stella Maris di Restuccia e Crinò. Sorgono numerose costruzioni civili che si elevano fino al quinto piano e si presentano prive di decorazioni, allineandosi con la stilistica contemporanea, ma ancora una volta non si tiene alcun conto delle antiche e gloriose vestigia su cui, perciò oggi più che mai, incombe quel rovinoso oblio che, quasi disprezzando la cultura, segna la loro fine.

 

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